Da circa una settimana ho ricominciato a suonare la chitarra. Ora ce la faccio anche se non proprio benissimo a causa delle mani ( ho un formicolio che mi fa da ostacolo a molte cose). Ho un’acustica Eko con intarsi in madreperla, tonalità sul rosso carminio e nero con righe sfumate orizzontali e contorni beige. Insomma bellissima. Ricordo quando i miei me la regalarono al compleanno sette anni fa. Un’emozione fortissima. Ricordo che il cuore mi batteva veloce quando aprii la custodia e la vidi. E’ il più bel regalo mai ricevuto. Elisabetta, la mia fisioterapista mi ha consigliato di esercitarmi giornalmente perché é ottimo per la mano e per le dita. In questo caso unisco l’utile al dilettevole e trascorro qualche ora in piacevole compagnia, immersa nel mio mondo fatto di solitudine e musica. Le mie preferenze ultimamente sono rivolte a musica malinconica e nostalgica ma così terribilmente piacevole. Sono masochista? Si. Ma non emo, quello no.
Imbraccio di nuovo la mia Eko
La malattia
Ebbene proprio oggi fa quattro mesi che sto male. Il tempo passa, a volte lo percepisco lento e monotono, a volte è come se da settembre non ho fatto altro che correre. La mia vita è cambiata così, all’improvviso, come sempre accadono le cose. Ma so che tornerò a star bene, per fortuna non è un caso degenerativo ma il danno è grande e vasto ed occorre un lungo periodo di riabilitazione. Ora sono già due mesi che faccio fisioterapia a casa, ben lontano dalla vita che facevo prima. Appena i primi sintomi, i primi esami, una risonanza magnatica, subito il ricovero in ospedale, poi esco dopo un mese con diagnosi di encefalo-mielite di natura virale. L’unica terapia da seguire ora è fare tanta riabilitazione, tanta fisioterapia. Finora ho fatto due mesi a casa, ora sto andando in un centro di riabilitazione. Cammino con un deambulatore, tutto è cambiato. Qualsiasi piccolo movimento deve essere prima pensato, escogito una strategia, per lo più sempre vincente. Ti abitui a fare cose che non hai fatto mai. Ti ritrovi ad essere aiutata per qualsiasi cosa, perchè non ce la fai, non ti tieni in piedi. Faccio forza sulla mia tranquillità e sulla mia mentalità positiva che sto mettendo tutti giorni. Come dice la mia fisioterapista, è tutta una questione mentale più che fisica; sei tu che devi pensare il movimento, devi dare il messaggio alla gamba e alle mani. Purtroppo questa mia condizione ha avuto conseguenze ampie: cefalee, stanchezza, affaticamento, non riesco a guardare la tv, nè leggere. L’unica cosa che ho potuto fare fin da subito è ascoltare la musica, quella non mi ha mai abbandonato. Ho iniziato anche ad ascoltare degli audiolibri per trascorrere il tempo che non passa mai, anzi ce n’è anche troppo per pensare. Ora finalmente esco 3 volte alla settimana per andare al centro di riabilitazione e vedere la strada, le macchine, le persone mi riempie di emozione perchè guardare sempre quattro mura durante la giornata (c’è sempre una persona in casa per ciò che mi occorre) mi rende più sola del normale. Io continuo a non mollare come ho fatto finora,a pensare giorno per giorno, al mio futuro ci penserò più in là, quando tutto questo sarà solo un brutto ricordo e chissà magari non sarà del tutto così.
[..]Quando non potrai correre, cammina veloce.
Quando non potrai camminare veloce, cammina.
Quando non potrai camminare, usa il bastone.
Però non trattenerti mai!
Madre Teresa di Calcutta
La peste metafora di vita
“Rieux sapeva, infatti, quello che ignorava la folla e che si può leggere nei libri, ossia che il bacillo della peste non muore nè scompare mai, che può restare per decine di anni addormentato nei mobili e nella biancheria, che aspetta pazientemente nelle camere e che forse sarebbe venuto il giorno in cui la peste avrebbe svegliato i suoi topi per mandarli a morire in una città felice.”
- La Peste – A.Camus
Questo finale fa riflettere, su come siano precarie le cose, le situazioni, sempre in balia di una strana guida che è la vita. Bellissima metafora, libro illuminante incentrato sulle reazioni degli uomini contro il dolore e la disperazione. Ci troviamo di fronte personaggi positivi come il dottor Rieux e gli stessi abitanti di Orano che di fronte al male, appunto alla peste (metafora della vita) lottano incessantemente con tutte le loro forze.
A 50 anni dalla sua morte, onore a Camus
